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L'ottava
cronaca

Oggi è il 9 marzo 2007.

Stiamo assistendo all’incredibile epilogo di questa vicenda (o almeno di una parte di essa):

1) la Stoppani (oggi Immobiliare Val Lerone) sta tentando di evitare il fallimento proponendo un’ipotesi di concordato preventivo, incentrata sulla cessione dell’area sulla quale sorge la fabbrica ad una società, con la quale pare sia stato sottoscritto un preliminare, che dovrebbe occuparsi della bonifica e poi, per rifarsi dei costi sostenuti, ricevere dalle Pubbliche Amministrazioni tutti i necessari permessi per edificare … tutto il possibile! Con il ricavato della cessione dell'area, l' Immobiliare Val lerone dovrebbe pagare il 15% del dovuto ai singoli creditori cosiddetti “chirografari”;

2) risvegliatosi dal profondo torpore, il Ministero dell’Ambiente ha proposto, in data 14 febbraio 2007, ricorso per ottenere il sequestro conservativo su beni (mobili ed immobili) della Immobiliare Val Lerone per un importo “non inferiore “ a € 300 milioni (pari a circa 600 miliardi delle vecchie lire);

3) di bonifica ancora non si parla, ma si discute su quale tipo di barriera realizzare attorno allo stabilimento, per impedire che prosegua il rilascio di inquinanti, contenuti nelle terre sulle quali sorge la fabbrica.

Se una vicenda così non fosse “raccontata” da migliaia di documenti ufficiali (buona parte dei quali nessuno forse hai mai letto o leggerà mai … ma noi si!), il nostro racconto potrebbe essere tacciato di approssimata valutazione di problematiche molto complesse, per risolvere le quali si sono e si stanno cimentando le migliori e più capaci professionalità (sic!) che “tutte” le Pubbliche Amministrazioni sono state in grado di schierare.

Peccato che, frattanto, la Stoppani (oggi Immobiliare Val Lerone) non abbia più una lira (o un euro) e che il richiesto sequestro vada ad interessare un’area che, per legge, “dovrebbe” comunque essere già vincolata alla bonifica e che, con tutta probabilità, si scoprirà essere non tutta di proprietà della Stoppani ma … in parte di proprietà dello Stato (demanio fluviale), visto che "pare” che una parte dello Stabilimento sia stato costruito sul letto del torrente Lerone, o meglio su terre tossiche abbancate sul letto del torrente e che l’occupazione abusiva di aree demaniali non sia “usucapibile”.

Siamo sempre in attesa che l’indagine preliminare, che ha “indagato” dal 2002 questa vicenda, si chiuda, per sapere come ed a chi dovremo indirizzare le richieste di risarcimento.

La nostra ipotesi è che la responsabilità del “disastro ambientale” non possa essere totalmente addebitata alla Stoppani, visto che leggi vigenti (alcune già dal 1939!) affidano agli organi di vigilanza e controllo … appunto la vigilanza e il controllo a che non si violino leggi e si rechi grave attacco (e danno) all’ambiente e alla salute di cittadini e lavoratori.

Se riusciremo a far valere la nostra tesi, chiederemo il risarcimento a coloro che avrebbero dovuto impedire tutto questo. Se non sarà possibile identificarli tutti (ma l’identificazione non dovrebbe essere troppo complessa) o i giudicati responsabili non fossero in grado di risarcire, dovrà far fronte lo Stato che, fino a prova contraria, deve rispondere delle azioni di coloro che lo rappresentano.

Chissà che da questa vicenda non possa nascere, per i cittadini “comuni”, un nuovo modo per relazionarsi con le Istituzioni.


 

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Comitato NoStop per la tutela della Salute Pubblica e per la chiusura dello stabilimento Stoppani
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